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Trattinobasso: Indonesia, Paesi Bassi e dieta globale

door-opensIn queste due settimane riflettori sull’Indonesia, che si è trovata sotto pressione da parte dell’IIPA per le sua promozione del software open source. Poi è stata la volta dei Paesi Bassi, con l’avanzata del partito anti-islamico di Geert Widlers.

Successivamente abbiamo presentato un progetto alimentare promosso da Slowfood, chiamato Mangeons local, per rivalutare le colture locali del Senegal messe in pericolo da una dieta sempre più globalizzata.

Altri argomenti trattati: Israele vuole una centrale nucleare, The Future of Internet IV, Generation Tian’Anmen, BBC Archive

Foto: chris.corwin

Trattinobasso: terremoto e Living Stories

living-storiesDiversi argomenti hanno caratterizzato queste ultime due settimane. Abbiamo viaggiato dal Sudamerica a Dubai, passando per la Gran Bretagna e il Kosovo, l’India e il Pakistan, per poi inevitabilmente tornare in America del Sud a causa del terremoto che proprio poche ore fa ha colpito il Cile.

#Cile su Twitter già sta andando a ritmi notevoli, ma ormai a questo siamo più che abitati. Invece nessuno sembra si sia ancora avventurato (ma probabilmente l’installazione è complessa ed è ancora in fase di sperimentazione), su un nuovo servizio messo a punto da Google, chiamato Living Stories.

Il meccanismo consiste in una finestra che permette di seguire un evento dall’inevitabile sviluppo cronologico, quale è appunto un terremoto, mantenendo le notizie tutte in un’unica pagina, con un’interfaccia che consente di selezionare articoli, video, una cronosequenza e altre risorse relative a quell’evento.

Segnalo poi ancora Voci Globali, iniziativa congiunta di La Stampa e Global Voices.

Altri argomenti trattati: The Iron Curtain Diaries, Associazione Nazionale Familiari Vittime di Mafia, Urbanrail, Città in transizione, Parigi ci ripensa e ripubblicizza l’acqua

Parte Voci Globali su LaStampa.it

È partito da qualche giorno il progetto-spazio Voci Globali: il meglio della blogosfera internazionale, partnership esclusiva tra LaStampa.it e Global Voices Online (in praica la sua redazione italiana). Obiettivo è ampliare e approfondire ulteriormente la portata delle molte voci indipendenti online, non filtrate e in presa diretta, rendendole fruibili al pubblico italiano ed estendere così la conversazione globale sui temi d’attualità.

Voci Globali Voci Globali poggia su una redazione virtuale che procederà a scandagliare quotidianamente svariati blog e siti di citizen media (in diverse lingue oltre all’inglese), per poi scegliere, tradurre e pubblicare quelli più significativi su questo spazio. Inizialmente verranno seguiti 25 blog, con la pubblicazione di almeno un post al giorno. Gli articoli verranno diffusi con licenza Creative Commons e saranno aperti ai commenti dei lettori—alcuni verranno anche ripubblicati periodicamente sul quotidiano cartaceo.

Tra i primi post tradotti, rilanci e riflessioni (sintetizzati da Juliana Rotich sul futuro dell’high-tech in Africa, un panoramica (di Juliana Rincón Parra) sulle biblioteche ambulanti alternative nei Paesi in via di sviluppo, e un’articolata analisi (di Rebecca McKinnon) su Google, la Cina e il futuro della libertà nell’Internet globale.

Un’iniziativa decisamente unica, non solo per l’Italia, a riprova di come sia possibile – anzi, necessario – fare giornalismo di qualità e condiviso unendo le forze tra l’ambito tradizionale e il citizen journalism dei nostri giorni.

Trattinobasso: occhi chiusi (o aperti?) sulla Rete

occhioIl Consorzio delle radio pubbliche francofone ha realizzato un esperimento molto interessante. Cinque giornalisti si sono chiusi in una cascina di montagna potendo informarsi solo con Twitter e Facebook.

I resoconti personali sono ora disponibili su questo blog, insieme a diversi contributi audio, ovviamente in francese. Interessanti e da approfondire i bilanci finali, come quelli relativi alla velocità degli strumenti, ai limiti di Twitter a fronte di una dimensione più ludica di Facebook.

Anche se lo scopo non è quello di una gara a chi trova più informazioni, sarebbe interessante ripetere lo stesso esperimento anche in Italia, magari prendendo giornalisti più inseriti in questi contesti e altri meno, e vedere che succede.

Altri argomenti trattati: Pace cipriota, Agire, Bicentenario del Cile, OpenStreetMap, L’anniversario della rivoluzione iraniana, Somalia, fuga da Mogadiscio

Foto: darkpatator

Trattinobasso: Haiti, Afghanistan, India e World Social Forum

world-social-forumNella scorsa settimana riflettori ancora puntati su Haiti, in particolare sui primi bilanci di lungo periodo a poco più di due settimana dal sisma.

L’Afghanistan è stato poi al centro dell’attenzione per la conferenza internazionale che si è tenuta a Londra su questo Paese. Abbiamo parlato anche dell’India, che si appresta a liberare oltre 200.000 detenuti in attesa di giudizio.

Non ci siamo poi occupati direttamente di questo argomento la scorsa settimana, ma l’abbiamo segnalato sul nostro canale su Twitter. Quest’anno il World Social Forum si sta tenendo in maniera itinerante, attraverso una serie di tappe che celebrano i 10 anni di questa iniziativa.

Da notare, per le tematiche a noi care, quali sono gli aspetti legati alla comunicazione dell’evento. In particolare, dalla pagina principale si può visualizzare una mappa di tutti gli eventi sparsi in giro per il mondo. Da notare poi la presenza di una Web TV, dove registrandosi è possibile inserire i propri contenuti.

Trattinobasso: dal Giappone all’Olanda, passando per Haiti

doorIn questa settimana ci siamo occupati dell’anniversario del trattato di sicurezza tra Stati Uniti e Giappone. Abbiamo inoltre seguito l’avvio del processo contro Geert Wilders, autore di un controverso documentario sull’Islam.

Su tutto ha fatto da sfondo il terremoto di Haiti, argomento ancora di drammatica attualità, anche se probabilmente scivolato in basso un po’ troppo in fretta nei media tradizionali. Abbiamo visto due servizi messi in campo da altrettanti big del Web, e un altro servizio di utilità.

La piccola riflessione che se ne può trarre è che il miglioramento della tecnologia che sta dietro alla Rete, insieme alla sua diffusione, porta la comunicazione verso mete inesplorate, con un livello di interattività e partecipazione che ci permette di dire che da semplice comunicare si stia passando al fare.

D’altra parte, questo lo vediamo anche quotidianamente con i vari servizi che ci permettono di scrivere, disegnare eccetera rimanendo online.

Foto: jamiejohndavies

Speciale Haiti su Global Voices Online

La tragedia di Haiti continua a vedere la mobilitazione straordinaria delle varie redazioni di Global Voices Online, che hanno prodotto un gran numero di articoli su diversi aspetti del terribile terremoto: dagli strumenti online di supporto ai soccorsi, alle storie che provengono dai testimoni diretti, alle rettifiche sulla tanto sbandierata “emergenza sciacalli”. Oltre alle decine di post già pubblicati, lo speciale di GV su Haiti è in continuo aggiornamento, sia nella versione in inglese che in italiano.

Trattinobasso: terremoti e Rete

Peacekeeping - MINUSTAHE’ stata una settimana caraterizzata dal terribile terremoto che ha colpito Haiti, sia per la notizia in sé che per le tematiche a noi care.

La Rete ha reagito all’evento mobilitandosi come forse non mai, e anche i media tradizionali sembrano in questo frangente molto attenti a “dare un’occhiata” a ciò che succede nei media più partecipativi, in una ideale simbiosi.

Il tag #haiti su Twitter sta viaggiando a ritmi senza precedenti, e anche Google ha modificato la sua home page inserendo un link diretto ad una pagina speciale per gli aiuti le informazioni, cosa che, a quanto mi risulta, era successa solo per l’11/9, o forse anche per l’urgano Katrina. Ed è da citare anche l’ottimo lavoro svolto da Global Voices, nel realizzare questa pagina di orientamento e accesso a numerose risorse.

Queste occasioni ci ricordano però anche una cosa, cioè di come sia ancora fondamentale il ruolo del giornalismo tradizionale. L’avevamo visto anche in occasione di un altro terremoto, quello dell’Aquila.

Mentre i social network erano impegnati in generiche attestazioni di solidarietà, più o meno improvvisate offerte di aiuto e quant’altro, chi è che si preoccupava di mandare le immagini, raccontare dal posto, raccogliere le dichiarazioni ufficiali? Il giornalismo tradizionale, appunto, che costituisce ancora una base di partenza privilegiata. Discorso leggermente diverso, ad esempio, per l’Iran, perché lì si potrebbe dire che un giornaismo tradizionale non c’è, o meglio è evidentemente pilotato, ma non dilunghiamoci troppo.

Ci sono poi ovviamente anche degli ottimi contenuti, ma il tutto rischia di perdersi un po’ nell’infinito rumore di fondo. Magari servono solo sistemi di aggregazione più sofisticati. Ad esempio, ho notato che proprio una delle ultime funzioni di Twitter può rivelarsi, utile, con un immancabile intervento umano: le liste. Segnalo questa raccolta di fonti dal posto, e anche quest’altra compilata dal quotidiano Repubblica.

Altri argomenti trattati
Violenza prima delle elezioni nello Sri Lanka

Foto: United Nations Development Programme

Trattinobasso: il Nepal e le altre storie dimenticate

nepalA volte ci sono storie che ti fanno tornare con i piedi per terra. Andrea questa settimana ci ha portato in Nepal, dove è avvenuta la liberazione degli ex bambini soldato a tre anni dalla fine della guerra civile.

Un po’ per deformazione personale, ho messo in connessione questi eventi con la lodevole iniziativa di Wired di candidare Internet al Nobel per la Pace. La Rete sta facendo molto per il dialogo dei popoli, ed avanza a passi da gigante, ma ci sono anche da considerare le aree ancora “fuori copertura”.

Ci sono argomenti su cui siamo informatissimi, probabilmente perché su di essi si crea un forte effetto a cascata alimentato dagli stessi mass media, possibilmente ancora più amplificato quando entrano in gioco i social media.

La mente va subito all’Iran, e se viene da chiedersi quale possa essere il ruolo del Web in posti in cui, seppur con tutte le difficoltà del caso, c’è, lo stesso è legittimo fare in posti in cui di Rete non ce n’è neanche l’ombra.

Teniamo sempre bene in conto un aspetto, che forse è banale ripetere: la Rete è un mezzo di comunicazione, e non un’entità, o peggio un ente, dalle proprietà ora taumaturgiche, ora distruttive.

Un mezzo sicuramente diverso da tutti gli altri, e che porta con sé un potenziale enorme in termini di partecipazione. In questo senso, l’eventule Nobel dovrebbe essere visto come uno stimolo in più alla sua diffusione, non come un punto di arrivo, o una consacrazione.

Altri argomenti trattati
Razzismo contro gli indiani in Australia?, Campagna banche armate, Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamente inumani o degradanti, The Internet? Bah (Newsweek)

Foto: It’s mark avery

Global Voices compie cinque anni: tanti auguri!

#GV5Insieme alle tradizionali feste di fine anno quest’anno va festeggiata una ricorrenza speciale: Global Voices Online compie cinque anni!

Era infatti il dicembre 2004 quando il workshop di una giornata dedicato al global blogging alla Harvard University dava il via al progetto Global Voices Online – oggi divenuto una vibrante community inclusiva di una varietà di culture e linguaggi, centrata su specifici progetti che privilegiano i valori umani: sforzo comune di quanti vogliano assumersi la responsabilità per il futuro del mondo e agire di conseguenza.

In questi cinque anni di vita, il sito-madre di GV ha prodotto quasi 57.000 post giornalieri più altrettanti commenti e innumerevoli brevi, molti dei quali localizzati nelle 17 lingue diverse del Progetto Lingua – altra colonna portante dell’intero network-community che include inoltre Advocacy e Threatened Voices, siti-progetti a tutela della libertà di parola nel mondo, e Rising Voices, iniziativa mirata a dare visibilità a specifici gruppi e comunità tramite i citizen media.

Analogamente la redazione italiana, lanciata nel maggio 2008, si è rapidamente consolidata producendo finora circa 1.200 post e decine di notizie brevi, con una ventina di traduttori attivi e positivi rilanci e riscontri da una varietà di testate, blog, individui a livello nazionale.

Il workshop ad Harvard sfociò in una piattaforma-web per dare risalto a storie e punti di vista personali e raggiungere così un pubblico globale, amplificando opinioni e riflessioni di quella massa critica di blogger con valori condivisi che andava emergendo in molte regioni del mondo. Per imporsi rapidamente come fattivo esempio del giornalismo partecipativo sull’onda della penetrazione della Rete.

“La comunità di GV non si è lasciata invischiare nelle innumerevoli polemiche sull’opportunità di considerare i blogger giornalisti oppure no, o sull’importanza di Internet per l’imprenditoria mediatica. E neppure GV resta intrappolata nel dibattito sulla capacità o meno di Internet di veicolare la democratizzazione del pianeta. Come community operativa, siamo ben più interessati a tirarci su le maniche e impegnarci per affrontare problemi più tangibili: riempire i non pochi vuoti presenti nel discorso pubblico e fare il possibile per livellare l’enorme quantità di squilibri, le disuguaglianze e le ingiustizie presenti nell’informazione globale.”

Così fotografa la situazione Rebecca McKinnon, co-fondatrice di GV insieme a Etahn Zuckerman, in un post che riassume i passi percorsi finora, gli obiettivi del progetto e le prospettive future – con una moltitudine di link ai documenti di quei giorni e altri approfondimenti. E aggiunge: “Oggi possiamo contare su una straordinaria squadra multinazionale che si adopera per coordinare le varie componenti di Global Voices. Ma l’anima del network rimangono le centinaia di volontari che rubano tempo alle proprie attività, studi, e obblighi famigliari per contribuire alla costruzione di un discorso pubblico globale più aperto e partecipativo.”

Per saperne di più, qui c’è il post integrale (in italiano) di Rebecca McKinnon e qui invece lo speciale (in inglese) che raccoglie testimonianze di vari autori e collaboratori di GV.