A volte ci sono storie che ti fanno tornare con i piedi per terra. Andrea questa settimana ci ha portato in Nepal, dove è avvenuta la liberazione degli ex bambini soldato a tre anni dalla fine della guerra civile.
Un po’ per deformazione personale, ho messo in connessione questi eventi con la lodevole iniziativa di Wired di candidare Internet al Nobel per la Pace. La Rete sta facendo molto per il dialogo dei popoli, ed avanza a passi da gigante, ma ci sono anche da considerare le aree ancora “fuori copertura”.
Ci sono argomenti su cui siamo informatissimi, probabilmente perché su di essi si crea un forte effetto a cascata alimentato dagli stessi mass media, possibilmente ancora più amplificato quando entrano in gioco i social media.
La mente va subito all’Iran, e se viene da chiedersi quale possa essere il ruolo del Web in posti in cui, seppur con tutte le difficoltà del caso, c’è, lo stesso è legittimo fare in posti in cui di Rete non ce n’è neanche l’ombra.
Teniamo sempre bene in conto un aspetto, che forse è banale ripetere: la Rete è un mezzo di comunicazione, e non un’entità, o peggio un ente, dalle proprietà ora taumaturgiche, ora distruttive.
Un mezzo sicuramente diverso da tutti gli altri, e che porta con sé un potenziale enorme in termini di partecipazione. In questo senso, l’eventule Nobel dovrebbe essere visto come uno stimolo in più alla sua diffusione, non come un punto di arrivo, o una consacrazione.
Altri argomenti trattati
Razzismo contro gli indiani in Australia?, Campagna banche armate, Comitato europeo per la prevenzione della tortura e delle pene o trattamente inumani o degradanti, The Internet? Bah (Newsweek)
Foto: It’s mark avery
